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Un reggimento veneto nella campagna militare del 1864 in Danimarca

L'imperiale-reale reggimento veneto della fanteria di linea
"principe Guglielmo di Schleswig-Holstein-Glücksburg" N° 80

fanti vicentini 1864 Soldati e graduati di truppa del reggimento di Vicenza ritratti in Danimarca nella primavera del 1864. La maggior parte indossa una casacca bianca di lino (Kittel) con una sola fila di bottoni d'osso, di taglio simile alla tunica in panno recentemente introdotta in tutta l'armata. Alcuni si sono presentati in cappotto di vecchio modello e quasi tutti ancora col berretto senza visiera, che oggi diremmo da fatica e che nell'armata austriaca era detto 'da accampamento' o 'da legna'. Doveva essere usato fino ad esaurimento scorte, nonostante nel 1861 fosse stato regolamentato un modello nuovo con visiera. Le lunghe barbe di alcuni militari rivelano un certo rilassamento nell'aspetto, conseguenza del tempo ormai trascorso lontano dalle abituali sedi di guarnigione. Al braccio si nota la fascia bianca degli appartenenti al corpo di spedizione in Danimarca. La tenuta di marcia prevedeva sempre il cappotto indossato, a imitazione dell'esercito francese, coi lembi sollevati per marciare più liberamente. Il colore rosso scarlatto ed i bottoni di metallo bianco erano le caratteristiche distintive del reggimento N° 80.

La consegna della Lombardia alla Francia e la immediata sua cessione al regno di Sardegna dopo l'esito della campagna militare del 1859, disastroso per l'Austria, aveva sì privato l'Impero di una delle sue province più ricche, ma la casta militare sperava di rifarsi appena si fosse presentata l'occasione. Nei simboli araldici degli Asburgo lo stemma della Lombardia continuò per qualche tempo a figurare accanto a quello del Veneto non ancora libero secondo le aspirazioni dei movimenti insurrezionali italiani.

Le esperienze tratte dalla recente campagna militare, ma soprattutto le impellenti esigenze di bilancio, indussero l'Austria ad avviare una riorganizzazione dell'armata che, pur aumentando da 62 a 80 il numero dei reggimenti di linea, ridusse il numero dei battaglioni e la forza delle compagnie. I contingenti lombardi tornati in patria furono rimpiazzati da sudditi ungheresi, transilvani, galiziani e veneti, nell'ambito di una nuova ripartizione territoriale mirante a snellire i reggimenti di fanteria sul modello delle agili unità francesi.

Ognuno dei 18 nuovi reggimenti venne a formarsi semplicemente raggruppando tre battaglioni prelevati dai reggimenti della stessa nazionalità, in modo da conservare la necessaria omogeneità linguistica della truppa. L'ultimo dei nuovi reggimenti spettò al territorio e alla città di Vicenza che divenne così sede del 'distretto di completamento' e contemporaneamente 'stazione dell'ufficio amministrativo'.

Il nuovo reggimento veneto si costituì a Vienna il 1° febbraio 1860 con contingenti dei battaglioni:

Contemporaneamente l'imperatore provvide a nominare un proprietario per ciascuno dei nuovi reggimenti. Per il N° 80 fu designato il principe Guglielmo di Schleswig-Holstein-Glücksburg, tenente feldmaresciallo nell'armata austriaca (poi generale di cavalleria). La carica, risalente all'epoca in cui, non esistendo un esercito permanente, i reggimenti venivano mantenuti a spese del colonnello proprietario, era ormai più che altro onorifica e veniva conferita in genere ai maschi della famiglia imperiale e a personalità militari che si erano distinte o a principi e regnanti esteri graditi all'imperatore. Il titolo di proprietà comportava la nomina a colonnello con diritto di comandare il reggimento in certi casi e di esercitarvi alcuni antichi previlegi. A comandante effettivo del reggimento fu invece nominato il conte Gottfried Auersperg.

Nell'armata austriaca era uso chiamere i reggimenti, non tanto col numero, bensì con il nome del proprietario. Ad esempio, quando si parlava del N° 80 si diceva 'quelli dello Schleswig-Holstein', traducendo alla lettera il termine tedesco.

Ci si può immaginare con quale timore le giovani reclute, in gran parte di umile estrazione ed analfabete, si avvicinavano alla vita militare che imponeva la conoscenza dei regolamenti, costrette com'erano a comprendere i comandi in tedesco pur conservando l'italiano come lingua ufficiale. La piaga dell'analfabetismo fu una constante per tutto il periodo di regno e impedì la formazione di un numero sufficiente di abili sottufficiali di nazionalità italiana. Rari erano gli ufficiali lombardo-veneti persino nell'ambito dei reggimenti reclutati in queste regioni. Nell'impossibilità di formare i quadri con personale italiano, nei ranghi dei reggimenti lombardo-veneti entrarono così ufficiali e sottufficiali in grado di parlare italiano provenienti da altre provincie della monarchia.

L'organico fu inizialmente fissato in 89 uomini per compagnia nei primi due battaglioni e di 69 nel terzo battaglione. In più, ma solo in caso di conflitto, doveva essere costituita una riserva forte di una divisione (cioè 2 compagnie) che sostituivano in sede il terzo battaglione solitamente chiamato a svolgere compiti di guarnigione fuori dalla patria. In guerra ciascuna compagnia di tutti e tre i battaglioni contava 198 uomini, 1 uomo in meno avevano le due compagnie di deposito.

Nel dicembre dello stesso anno ebbe luogo la prima chiamata di leva secondo la nuove ripartizioni territoriali che per il reggimento vicentino erano le seguenti:

Reggimento di fanteria di linea principe Guglielmo di Schleswig-Holstein-Glücksburg N° 80
ProvinciaDistretto amministrativo
Vicenza per 7/10
  1. Arzignano
  2. Barbarano
  3. Lonigo
  4. Schio
  5. Thiene
  6. Valdagno
  7. Vicenza
Verona per 3/10
  1. S. Bonifacio
  2. Cologna
  3. Legnago
  4. Tregnago

La vita di guarnigione nella capitale dell'impero costituiva certamente un privilegio per le reclute dei primi due battaglioni, che non avevano mai valicato i confini regionali, anche se la dura disciplina e le incombenze quotidiane non lasciavano loro grandi opportunità di svago.

Una delle rare occasioni di festa fu la cerimonia di benedizione della bandiera consegnata al primo battaglione il 3 aprile 1862. Il rituale era tipico della tradizione tedesca: il reggimento uscito in parata davanti ai bastioni della città, tra la Burgtor e la Schottentor, con tanto di fronde di quescia sullo sciaccò, concluse i festeggiamenti nella caserma dell'Alser col classico lauto banchetto.

Madrina della cerimonia fu l'arciduchessa Maria, figlia dell'arciduca Carlo, il grande avversario di Napoleone, la quale, come voleva la tradizione in tali occasioni, annodò intorno all'asta un nastro di bandiera, la cravatta, di colore rosso ricamato d'argento da lei donato.

Intanto il 17 marzo 1862 il 3° battaglione aveva avuto "l'onore" di assistere al passaggio per Vicenza dell'imperatore Francesco Giuseppe, in occasione del suo viaggio attraverso le città venete. Queste visite erano gradite ai soldati perché in genere si concludevano con delle abbondanti libagioni e con un donativo in denaro pari a cinque giorni di paga.

Ma ben più dure fatiche erano riservate al reggimento veneto, chiamato a partecipare alla guerra contro la Danimarca nel 1864, accanto all'alleato Prussiano, per dirimere con le armi la disputa sulla questione dello Schleswig-Holstein, due ducati ai confini con la Prussia che la Danimarca rivendicava per sé. Diciamo subito che il reggimento soffrì più per il freddo dell'inverno nordico che per le perdite subite in combattimento. Del resto con le forze messe in campo dagli alleati (83.000 combattenti) l'esito della guerra appariva scontato fin dall'inizio. Inquadrato nella brigata Tomas, una delle quattro a cui apparteneva il corpo di spedizione guidato dal generale Gablenz, la notte sul 25 gennaio 1864 il reggimento iniziò il viaggio da Vienna per ferrovia, non prima di essere apparso al cospetto dell'imperatore Francesco Giuseppe, il quale, dopo avere salutato i partenti con un 'Iddio vi accompagni', lodò il reggimento veneto sia per l'aspetto ordinato sia per il fatto che tutti i suoi contingenti richiamati sotto le armi si presentarono puntualmente. Rivolgendosi agli ufficiali l'imperatore disse: "Voi avete il compito di rappresentare le armi austriache in terre lontane. Voglio che vi facciate onore e che teniate alta la nostra bandiera. Perciò mi aspetto che, in caso di azioni offensive del nemico, non siate secondi ai Prussiani in fatto di valore e tenacia." Transitando per Prerau-Breslavia il viaggio in treno terminò ad Amburgo il 29 gennaio, poi si prosegui a piedi per 12 ore con una temperatura glaciale fino a Westensee. Per proteggersi dal freddo la truppa ricevette coperte da campo, paraorecchie e delle pancere. Il 1° febbraio i colpi di cannone che si udivano in lontananza annunciavano i primi scontri a Bledburg. Il giorno 3 i Danesi vennero battuti anche a Ober-Selk con gravi perdite anche da parte austriaca. Nella circostanza il reggimento veneto, marciando al suono della banda musicale, aveva il compito di prendere Lopstedt e Fahrdorf ma le due località erano già state abbandonate dal nemico, il quale però nel corso della notte prese sotto il fuoco delle sue batterie i due battaglioni veneti. Fu questo il battesimo del fuoco per il reggimento, ma non risulta vi siano state perdite.

Nel frattempo il 3° battaglione da Vicenza si era trasferito a Vienna per svolgere il servizio di guarnigione nella capitale, mentre marce tra bufere di neve e notti passate all'addiaccio, caratterizzavano la vita dei primi due battaglioni che, tuttavia, conservarono alto il morale riuniti intorno ai fuochi dei bivacchi, come riferiscono le cronache. Il peso degli scontri gravò soprattutto sul contingente prussiano e sulle altre truppe del corpo austriaco che con le brigate 'di ferro' e 'la giallo-nera' si distinse, come volle l'imperatore, a Königsberg presso Jagel e Overselk, poi tra Oeversee e Veile, davanti a Fredericia e per mare con le fregate 'Schwarzenberg' e 'Radetzky' guidate da Tegetthoff, che poi sarà l'eroe di Lissa per aver sconfitto la flotta italiana nel 1866.

Nel reggimento veneto si segnalarono solo alcune piccole scaramucce di poca importanza e in una di queste si era fatto onore un certo Nicolò Zanella il quale, messo di vedetta lungo un fiume, avvistò una barca carica di Danesi che egli, dimostrando notevole 'sangue freddo', sembrerebbe una battuta tenendo conto della temperatura nordica, lasciò avvicinare a distanza utile per poi piazzare i suoi colpi precisi tanto da costringerla a fare dietro front. I Danesi si rinchiusero nella fortezza di Fredericia e il reggimento ricevette l'ordine di avanzare fino sotto le sue mura. Il 2° battaglione (tenente colonnello von Baumgarten) entrò ancora una volta nel raggio d'azione delle batterie danesi avanzando 'nel massimo ordine come se si trovasse in piazza d'armi' (storia del reggimento). La fucileria con gli avamposti nemici si spense solo col sopraggiungere dell'oscurità. Tra i militari che si distinsero in quel fatto d'armi troviamo anche i soldati Giovanni Lago (1ª compagnia) e Domenico Pozza (10ª compagnia). Nel corso di un assalto il caporale conte Cesare Trombi venne ferito gravemente al braccio sinistro, ma ciò gli valse la medaglia al valore d'argento di prima classe, mentre gli altri due la ebbero di seconda classe insieme col sergente Leonardo Trentini. Tra i nomi di soldati veneti che ebbero solo un riconoscimento di lode, troviamo il sergente maggiore Giacomo Ronetto, il caporale Antonio Monteforte, i sottocaporali Vittorio Martini e Domenico Tessaro, infine i soldati semplici Vincenzo Zavarise, Giuseppe Tranchi, Luigi Ghizzi, Giovanni Veronese, Giovanni Branduli, Antonio Chiappin, Giovanni Massignani e Giovanni Cimiallo.

Abbandonata Fredericia, occupata subito dai 2 battaglioni veneti, i Danesi, battuti ancora dai Prussiani, dovettero chiedere subito una tregua seguita più tardi dal trattato di pace. Gli Austriaci rimasero parecchi mesi sul posto e qui la questione circa il possesso del territorio aprì con l'alleato prussiano una disputa che sfociò in conflitto aperto meno di due anni dopo.

Il reggimento veneto prese la strada del ritorno il 13 novembre, toccò Amburgo, Berlino, dove il re di Prussia, non ancora imperatore, passò in rassegna il reggimento e i suoi ufficiali furono invitati ad un banchetto di corte, poi Reichenberg, per raggiungere infine Florisdorf nei pressi di Vienna il giorno 27. A Vienna i soldati vennero salutati dall'imperatore che espresse loro il 'ringraziamento suo e della patria' ricordando i compagni 'caduti sul campo dell'onore'. Dopo la sfilata il reggimento partecipò ad un banchetto offerto dalla città di Vienna, mentre gli ufficiali ebbero l'onore di sedere al tavolo di gala dell'imperatore allo Hofburg.

La campagna militare dello Schleswig-Holstein fu commemorata con una medaglia coniata col metallo dei cannoni catturati ai Danesi, sul cui recto sono riportate le iniziali dei due sovrani d'Austria e di Prussia e sul verso la scritta 'Unseren tapferen Kriegern 1864' (Ai nostri valorosi combattenti). Il nastro ha i colori nero-giallo-bianco.

A Vienna, nella caserma dell'Alser, il reggimento rimase per altri due anni, poi drammaticamente coinvolto nel conflitto con la Prussia, dette anch'esso il suo alto contributo di sangue sui campi di battaglia della Boemia.

Le controversie sorte per definire la questione relativamente secondaria circa il possesso dei ducati dell'Elba conquistati insieme nel 1864, dettero ora il colpo finale al conflitto auspicato dalla Prussia. Per comprenderne più dettagliatamente la genesi basti dire che i dissidi durante la comune amministrazione dei ducati dell'Elba dettero luogo al trattato di Gastein in base al quale Schleswig veniva governato dalla Prussia e Holstein dall'Austria, ma l'accordo fu di breve durata. Le interferenze della Prussia nelle faccende di Holstein, il suo brusco rifiuto alle mozioni della lega tedesca, le sue trattative segrete con l'Italia miranti ad conseguire un'alleanza contro l'Austria ed infine il burrascoso scambio di note circa la priorità degli armamenti, resero inevitabile la frattura.

La convocazione delle assemblee di Holstein all'inizio di giugno fornì il successivo pretesto per l'inizio delle ostilità con l'ingresso nel ducato di truppe prussiane al comando del GL Manteuffel, che accerchiò e sopraffece la debole brigata GM Kalik, concentrata ad Altona, la quale dovette sgomberare il territorio di Holstein la notte dall'11 al 12 giugno. A tale sopruso il governo imperiale reagì con l'istanza di mobilitazione dell'armata federale tedesca, cui il 14 giugno aderì la maggioranza della curia dei magistrati. La Prussia quindi dichiarò l'uscita dalla federazione e fece entrare le sue truppe in Sassonia ed in Hannover, al cui soccorso intervenne la federazione di Austria e Baviera.

(Si veda anche la storia del rgt. fanti N° 12, pag. 615)